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Messaggeria Istantanea





Postini in affanno. E bollette in ritardo


Mantova - Dieci anni fa era ancora un carrozzone largo e tentacolare, adesso, dopo la cura dimagrante, minaccia di ridursi alle dimensioni di un triciclo (sempre in punta di metafora). Da un eccesso all’altro. Poste Italiane ha perso almeno sei taglie e si è pompata i muscoli a furia di prodotti commerciali: dalle sim alle padelle, l’imperativo è vendere.
Benvenuti nella provincia dalle consegne a singhiozzo, stretta scheggia del Paese largo. Vero, Internet, la posta elettronica, sms ed mms hanno rovesciato il modo di comunicare. Accelerando, centrifugando, comprimendo spazi e tempi. Oggi imbucare una cartolina è diventato un gesto rivoluzionario, quasi romantico. Però. Dall’evidenza all’alibi il passo è breve, è la stessa distanza che corre tra riorganizzazione e svuotamento. Sì, anche nella nostra provincia, dove su 243 zone di consegna 16 attendono ancora un postino titolare. Carenza strutturale, aggravata dalle malattie lunghe e dalle maternità (capita). Considerando che le sostituzioni vengono concesse col contagocce e in media i portalettere hanno una montagna di ferie da smaltire (dai 30 ai 60 giorni), la fotografia è presto scattata. Pure con le “scorte” (i postini di riserva, appunto), l’emergenza resta un dato quotidiano. La coperta è troppo corta, 8 zone restano comunque sguarnite. Se fosse una partita a Risiko, sarebbe già persa. L’azienda “forza” il gioco spostando le pedine, offrendo straordinari perché, finito il giro nella propria zona, i portalettere servano pure quelle sguarnite. Morale, il sistema poggia su un equilibrio precario e gli esiti sono sotto gli occhi di tutti. Gli umori si guastano e le denunce si moltiplicano, anche al centralino della Gazzetta: così per i residenti di Barbasso, ad esempio, dove multe e bollette arrivano puntualmente in ritardo. Se va bene sono solleciti, quando gira male sono sovrattasse salate. E quella di Roncoferraro è soltanto una delle 67 zone coperte dai postini del centro di distribuzione di Mantova, via Nenni.
L’altra faccia del problema è il disorientamento dei sostituti, magari ferratissimi nella proprio territorio ma fuor d’acqua altrove. Così a Gonzaga, altro esempio: il sindaco Claudio Terzi riferisce di lettere mai arrivate a destinazione per colpa di alcune sbavature nel numero civico, imprecisioni minime, nel perimetro della centralissima piazza Matteotti. Eppure.
A fornire cifre e rincarare la dose delle proteste sul fronte interno sono Reana Franzoni (Slp-Cisl) e Maurizio Donzellini (Uil Poste), impegnati insieme ai colleghi di Confsal e Ugl in uno sciopero a oltranza. Niente ore di straordinario né prestazioni aggiuntive, basta toppe. E all’azienda che prospetta nuovi tagli (8/10mila a livello nazionali) ribattono: «Ci chiediamo dove siano questi esuberi, considerate le difficoltà enormi che i nostri colleghi portalettere stanno vivendo. I fatti parlano da soli, ci sono forti carenze di personale». A Gonzaga (altra conferma), dove «i postini mancano ormai da mesi e l’azienda non interviene, affidando al senso di responsabilità dei lavoratori il gravoso e impossibile compito di gestire una situazione ormai alla deriva». La formula magica è flessibilità operativa, ovvero «la suddivisione tra i colleghi del pezzo di paese scoperto dal portalettere titolare assente». Personale risicato («e motomezzi sfiniti») pure negli altri centri di distribuzione. Quello di Mantova, che serve anche Governolo, Porto Mantovano, Bagnolo, Virgilio, Roncoferraro, Castel D’ario e Curtatone. A Castiglione delle Stiviere, «dove per mandare avanti la baracca si negano ferie e la sera s’incrociano i postini su e giù per le colline moreniche». Stesso copione ad Asola e Marmirolo.
Che fare? Sciopero a oltranza, rispondono i sindacati. Niente straordinari, quasi uno sciopero alla rovescia.