La manovra SalvaItalia e le modifiche al sistema pensionistico impatteranno gravemente sui pensionamenti programmati a partire dal 2012, frutto delle uscite consensuali determinate dalle offerte aziendali di incentivi economici, o di Svincoli.
Da mesi i Sindacati chiedono moderazione nelle scelte di abbandono del servizio, a fronte delle incertezze relative agli impatti determinati dalle ricadute sui lavoratori "cessati" a causa delle progressive manovre effettuate dai Governi sul sistema pensionistico.
I primi effetti negativi della corsa all'uscita incentivata da parte delle aziende e Poste Italiane è una di quelle che più utilizza questo sistema, per creare vuoti da colmare poi attraverso il ricorso alle assunzioni Part-time, si sono avuti nel 2010.
Anche nei mesi scorsi, dopo le manovre governative di luglio ed agosto, si sono avute le altre avvisaglie del pericolo racchiuso nelle nuove uscite frettolose, determinate dagli incentivi offerti dalle aziende.
La "manovra" del Governo "Monti", impatterà pesantemente sulle scelte di uscite consensuali dal lavoro che spesso Poste Italiane favorisce, chiamando a colloquio i dipendenti più prossimi alla pensione, secondo le regole in vigore volta per volta.
Per questo è necessario affrontare il problema del cambiamento delle condizioni pensionistiche per tutte le risorse le cui "uscite incentivate" sono state collegate a trattamenti pensionistici previsti a partire dai prossimi mesi.
Non sfugge a nessuno la difficoltà di potersi insinuare nel negoziato fra due Parti (Azienda e lavoratore dipendente) da cui il sindacato è estraneo, come è sbagliato chiedere alle aziende di sospendere le politiche d'incentivazione all'esodo, che costituiscono per alcuni una buona "occasione" (qualcuno affrettatamento lo ha già fatto sbagliando).
Da parte nostra c'è l'invito a Poste Italiane, come a tutte le aziende ad affrontare in un confronto con il sindacato il tema sopra evidenziato, per garantire a molti lavoratori la "sopravvivenza" nelle mutate condizioni normative del sistema delle pensioni.
I primi effetti negativi della corsa all'uscita incentivata da parte delle aziende e Poste Italiane è una di quelle che più utilizza questo sistema, per creare vuoti da colmare poi attraverso il ricorso alle assunzioni Part-time, si sono avuti nel 2010.
Anche nei mesi scorsi, dopo le manovre governative di luglio ed agosto, si sono avute le altre avvisaglie del pericolo racchiuso nelle nuove uscite frettolose, determinate dagli incentivi offerti dalle aziende.
La "manovra" del Governo "Monti", impatterà pesantemente sulle scelte di uscite consensuali dal lavoro che spesso Poste Italiane favorisce, chiamando a colloquio i dipendenti più prossimi alla pensione, secondo le regole in vigore volta per volta.
Per questo è necessario affrontare il problema del cambiamento delle condizioni pensionistiche per tutte le risorse le cui "uscite incentivate" sono state collegate a trattamenti pensionistici previsti a partire dai prossimi mesi.
Non sfugge a nessuno la difficoltà di potersi insinuare nel negoziato fra due Parti (Azienda e lavoratore dipendente) da cui il sindacato è estraneo, come è sbagliato chiedere alle aziende di sospendere le politiche d'incentivazione all'esodo, che costituiscono per alcuni una buona "occasione" (qualcuno affrettatamento lo ha già fatto sbagliando).
Da parte nostra c'è l'invito a Poste Italiane, come a tutte le aziende ad affrontare in un confronto con il sindacato il tema sopra evidenziato, per garantire a molti lavoratori la "sopravvivenza" nelle mutate condizioni normative del sistema delle pensioni.